Roma rosica: la Lupa Capitolina è medievale

Dopo il restauro dell’emblema di Roma si rompe il silenzio sull’età della Lupa Capitolina. Le ricerche mettono sul piatto risultati ancora in discussione.

Lupa Capitolina

 

Sorpresa!

Quando ero molto piccola, alcune questioni mi sono rimaste impresse nella mente come certezze assolute: se da un cesto di quattro mele Marco ne prende due, rimangono due mele nel cesto; la terra non è piatta; e la Lupa Capitolina è etrusca. Dopo tanti anni mi ritrovo all’università, e il prof di metallurgia -romano de Roma- ci dice che potrebbe essere medievale.

SBAM.

Nota: anche se sono donna di scienza e tendenzialmente scettica, non assicuro la totale imparzialità: tifo Lazio.

 

La storia della scultura

Cicerone parla di una lupa in bronzo che allatta i giovani fondatori di Roma tra gli oggetti sacri colpiti da un fulmine nel 65 aC, danneggiando permanentemente le zampe posteriori.

Le prime notizie dopo Cicerone risalgono al X secolo nel Chronicon del monaco Benedetto dell’abbazia di S. Andrea del monte Soratte, che parla dell’istituzione del tribunale nel palazzo Lateranense chiamandolo ad Lupam.

Nel 1451 Papa Sisto IV ordina il trasferimento della scultura sulla facciata del Palazzo dei Conservatori sul Campidoglio, e nel 1544 viene definitivamente inclusa nella collezione dei Musei Capitolini. È in questo intervallo di tempo che probabilmente vengono aggiunti i due Gemelli (alcuni ritengono un lavoro del Pollaiolo), ribaltando il senso della scultura da simbolo di giustizia a Mater Romanorum.

Nel 1854 August Emil Braun (al tempo segretario dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma) afferma che i segni sulle zampe posteriori -dei veri e propri buchi- non siano il danno del fulmine ricordato da Cicerone ma difetti del processo di fusione. (Questa ipotesi è confermata anche dalla restauratrice Anna Maria Carruba, che ha lavorato sulla Lupa dal 1997 al 2000). Poi Wilhelm Fröhner, conservatore del Louvre, attribuisce nel 1878 la scultura all’epoca carolingia e trova l’appoggio dello storico dell’arte Wilhelm von Bode.

Tutte osservazioni molto buone ma, come molti di noi sanno, a scuola t’insegnano comunque che la Lupa è etrusca. L’ha detto Johann Joachim Winckelmann cent’anni prima dei tre illustri citati poc’anzi

sulla base di studi stilistici.

 

La tecnica di fusione

Considerata la scarsità di bronzi sia antichi che medievali è stato difficile, fino a qualche decennio fa, definire le tecniche di fusione preferite delle civiltà.

Oggi sappiamo che in antichità era molto diffusa la fusione a cera persa con il metodo indiretto, ovvero la creazione di più parti poi saldate insieme: questo è ben descritto sotto un kylix del 490-480 aC oggi conservato allo Staatliche Museen di Berlino. Quel tizio sulla destra con la barba non ha appena decapitato un umano con un particolare rigor mortis, ma sta rifinendo il corpo di un bronzo a grandezza naturale a cui non hanno ancora attaccato la testa -ai piedi del suddetto tizio. La mano e il piede appesi non sono brutali trofei di guerra, ma modelli e, a quanto pare, chi stava alla fornace poteva godere del lusso dei dispositivi di sicurezza -anche se limitati a un elmetto.

Kylix pittore della fornace

I greci e gli etruschi erano bravissimi a realizzare sculture con questo sistema, e rifinivano la superficie talmente bene che talvolta erano in grado di nascondere i difetti di fusione, e la levigatura era talmente accurata che la superficie era liscia e brillante.

Chimera di Arezzo
Foto di Carole Raddato via Flickr

 

La Lupa Capitolina, al contrario, è stata realizzata con la tecnica a cera persa ad un solo getto con cui si può realizzare un unico esemplare: né le indagini endoscopiche né le radiografie hanno messo in luce la presenza delle tipiche creste di saldatura, e nelle zampe c’è ancora l’anima interna in ferro. Anche se la tecnica era già usata in antichità, MAI veniva usata per produrre oggetti di grandi dimensioni.

Inoltre, il metodo di fusione diretto giustifica anche i difetti sulle zampe posteriori: se fossero frutto del danneggiamento del fulmine citato da Cicerone, i bordi di queste lacune sarebbero frastagliati e netti, invece sono arrotondati -non ho trovato foto pubblicabili, un’occasione per andare a vedere di persona. Questo significa che la lega ha iniziato a solidificarsi prima di riempire tutta la forma, probabilmente perché povera di stagno (metallo che viene solitamente aggiunto come fluidificante).

Aggiungiamo anche un appunto sulla rifinitura a freddo: la superficie è grossolana come quella di altri bronzi medievali, ad esempio il Leone e il Grifo di Perugia, e ci sono i segni della lima dove si è cercato di aggiustare qualche frattura post-fusione lungo i fianchi.

 

La patina

Eh, qui si va sul tecnico. Si sconsiglia la lettura agli umanisti, ai deboli di cuore e a chiunque associ la parola “chimico” a “tossico”.

Tu, lettore, che sia a digiuno o meno di nozioni di metallurgia e metallografia, devi sapere che

il metallo non mente.

A partire dallo studio della struttura cristallina fino ad una semplice osservazione della superficie, si può ricostruire l’intera storia di un oggetto metallico. La patina di corrosione, ad esempio, racconta la storia degli ambienti in cui è stato esposto: vicino al mare, in una stanza al chiuso, sotto terra, sopra una fontana… Ogni sostanza che interagisce con i metalli di una lega concorre a formare una corrosione diversa, e quella della Lupa è un caso a sé. In successione, dall’interno verso l’esterno, è stato trovato:

“Esticazzi” dirai tu. Ma una donna di scienza come me si fa un paio di domande, tipo:

La Lupa è stata esposta alle intemperie per almeno un secolo, come mai sopra il primo ossido di rame non ci sta la malachite (tipica dei bronzi esposti all’aperto)?

Oppure:

Cosa ci fanno calcio e gesso su un bronzo?

A quanto pare è una patina un po’ anomala che secondo gli scienziati che l’hanno studiata trova riscontro con quella dei portoni della Basilica di Loreto…che sono del primo 1500.

 

La datazione

Insomma, intanto che la Lupa viene tirata a lucido la restauratrice si abbandona ai dubbi e preleva qualche campione di terra che è rimasta all’interno per farlo datare con il conteggio del radiocarbonio.

Attribuzione all’XI-XII secolo attendibile al 95,4%.

 

È la fine?

Dall’altra parte, lo zoccolo duro dell’attribuzione etrusca -capeggiato da Andrea Carandini– porta avanti la teoria di Friedrich Matz del 1951 che ha come prove:

  • lo stile orientalizzante del pelo sulla schiena,
  • la scarsa dimestichezza del bronzista che avrebbe realizzato la Lupa
  • e l’assenza di una rifinitura finale riscontrabile in altri bronzi nuragici.

Mh. A quanto pare si tratta di crederenon credere che la Lupa sia medievale o etrusca.

Proprio come la morte o non morte di Paul McCartney.

 

 

+ A. M. Carruba, La Lupa Capitolina. Un bronzo medievale. Roma: De Luca Editori d’Arte, 2006

+ P. Tiano e C. Pardini (ed), Le patine: genesi, significato, conservazione. Firenze: Nardini editore, 2005

+ D. A. Scott, J. Podany, e B. B. Considine (ed), Ancient & Historic Metals: Conservation and Scientific Research. Los Angeles: Getty Conservation Institute, 1994

+ A. La Regina, La lupa del Campidoglio è medievale: la prova è nel test al carbonio. La Repubblica, 9 luglio 2008

La Lupa Capitolina: opera etrusca o medievale?. Clamm Magazine, 13 ottobre 2013

Annunci

Un pensiero su “Roma rosica: la Lupa Capitolina è medievale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...